La bulimia è una patologia complessa, e può avere origini e motivazioni diverse. Alcuni la considerano una forma di anoressia "incompleta". Cioè la persona vorrebbe essere anoressica, ma poi, non riuscendoci, cade periodicamente in abbuffate compulsive, che possono essere o non essere seguite da vomito autoindotto.
Dal punto di vista alimentare possiamo dire, tanto per non portar via il lavoro agli psicologi, che molti casi di bulimia che abbiamo visto da vicino in studio, non erano assolutamente bulimie "vere", ma semplicemente effetti collaterali di diete assurde e squilibrate. In quei casi è sufficiente un po' di pazienza e un riorientamento graduale ma incisivo delle abitudini alimentari.
La dinamica comportamentale della bulimica è molto ben spiegata dalla conoscenza del rapporto tra leptina (ormone secreto dagli adipociti che controlla l'orientamento al consumo o all'accumulo) e neuropeptide Y (neurotrasmettitore ipotalamico che governa la fame verso tutto ciò che è zuccherino).
Diete squilibrate (e sa il cielo quante ce ne sono in circolazione oggi) alterano questo raporto, rendendo indipendente l'appetito dal fabbisogno, e creando i mostri psicologici e comportamentali cui diamo poi i nomi "psicologici" di anoressia, bulimia, obesità.
Molto si può fare senza psicologi, senza psicofarmaci e (ahimé lo diciamo con dolore) senza medici. Non tutto, però. Abbiamo affrontato il tema scottante del rapporto tra alimentazione e stati mentali nel volume pubblicato nel 2006 da Fabbri Editore "
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L'approccio di riequilibrio alimentare è secondo noi primario in ciascuna di queste patologie. Molte volte il resto, con un minimo di impegno da parte della persona coinvolta, viene poi da solo con un circolo virtuoso di grande efficacia.
Auguri e a presto
Staff Eurosalus